I ricavi del gioco d’azzardo italiano

Tra segnali positivi e negativi, tra comunicazioni reali e quelle “comode”, la curva della raccolta nel mondo del gioco è in ribasso costante, mentre quella della pressione tributaria è stata in salita: ciò in aggiunta agli oneri industriali consueti come il ricambio dei software o la necessità di sfruttamento dei diritti assegnati nei bandi. Tale bilanciamento ha reso il gettito sostanzialmente competitivo, ma ha completamente azzerato la patrimonializzazione delle aziende e se a questo aggiungiamo che l’industria degli apparecchi da gioco sta passando un”brutto periodo di recessione obbligatoria” risulta facilmente deducibile che vi sia il fenomeno dei centri illegali in tutta Italia. Il dato più allarmante sono i 23 miliardi di raccolta illegale di gioco relativi al solo 2013.

La politica, le varie ideologie “benpensanti”, il populismo e la demagogia possono “far passare” i messaggi pubblicitari che ritengono più “adatti”, ma i numeri del gioco lecito restano solo quelli che “escono” dalle analisi dei Monopoli di Stato che da quasi un decennio rappresentano evidenze fiscali ed industriali poi confermate dalla realtà… e non certamente dalla fantasia. Il nostro erario guadagna, ed ha sempre guadagnato, dal gioco lecito applicando un’equazione semplicissima: pressione fiscale, lotta al gioco non autorizzato, uniformità normativa nazionale per ciò che attiene la distribuzione e la possibilità di insediamento dei prodotti di gioco lecito sul territorio. Una tassazione eccessiva fa “uscire” dal circuito industriale tante aziende e tanti operatori e fa espandere il mercato illegale mentre i “distanziometri”riducono la capacità del gioco legale a favore ovviamente dei prodotti non autorizzati.